Dopo sette anni alla guida della Società Svizzera dei Cuochi, Reto Walther lascia il suo incarico. Un bilancio schietto su ciò che ha funzionato e su ciò che no.

Dal 1° marzo Reto Walther sarà responsabile dell’offerta formativa presso Hotel & Gastro Formation a Weggis. (Roy Matter)
Ero già socio di HGU da 15 anni, ma non ero in chiaro su tutto ciò di cui l’associazione si occupasse. Il mio obiettivo principale era rendere la Società Svizzera dei Cuochi più visibile e chiarirne il ruolo.
Solo in parte. Per i membri attivi l’associazione è diventata più presente. Sul fronte dell’acquisizione di nuovi membri, invece, non siamo riusciti a crescere.
Ci sono diversi motivi. Oggi è più complicato convincere le persone ad impegnarsi per qualcosa. Inoltre, dopo la pandemia il senso di solidarietà si è affievolito. Nonostante questo, il bisogno di un’associazione professionale forte rimane evidente.
Attualmente è in corso la revisione della formazione professionale superiore. In questo contesto sono riemerse idee simili. Il vero problema, però, resta il vuoto tra apprendistato ed esame professionale: in questa fase mancano offerte concrete e molti abbandonano il settore. Una formazione più modulare potrebbe colmare questa lacuna.
La difficoltà nel prendere decisioni. Nell’esercito si decide e si passa all’azione. Nel mondo associativo, invece, i diversi interessi rendono il consenso complesso e i processi molto lenti. Spesso prevalgono considerazioni personali.
Il settore della formazione. Esistono troppe offerte simili proposte da enti diversi che finiscono per farsi concorrenza tra loro. Una migliore coordinazione permetterebbe di ottenere risultati migliori per l’intero settore gastro-alberghiero.
Sì: avere il coraggio di decidere e poi attuare le decisioni prese. Cercare di non scontentare nessuno porta a non avere una linea chiara.
Soprattutto la preziosa rete di contatti. Se usata correttamente, consente di riunire le persone giuste e far avanzare i progetti.
I successi delle squadre nazionali di cucina e gli eventi del settore. Ma soprattutto il ritorno dell’associazione come interlocutore centrale nello sviluppo della professione. Questo è stato possibile grazie all’impegno di molti membri nella revisione della formazione dei cuochi.
Sarò responsabile dell’intera offerta formativa, dalla qualifica di base fino agli esami professionali superiori, ad eccezione della formazione di base.
Non esiste una soluzione unica. Ma forse bisogna superare l’idea che un apprendista debba restare tre anni nello stesso azienda. I giovani cercano varietà e flessibilità. Un sistema di aziende formatrici in rete potrebbe aiutare.
Essere aperti, sperimentare e non arrendersi. Se un’idea non funziona subito, non significa che sia sbagliata. Alcune cose richiedono tempo.
(Angela Hüppi/seb)